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Salario minimo e massimo: uno studio dell’Università di Pisa mostra effetti positivi su disuguaglianze e coesione sociale

Un nuovo studio dell’Università di Pisa, pubblicato su Economic Modelling, mostra che introdurre sia un salario minimo sia un salario massimo in Italia potrebbe ridurre le disuguaglianze senza danneggiare l’occupazione o la crescita.

Le simulazioni suggeriscono che un salario minimo di 10 euro l’ora contribuirebbe a ridurre il lavoro povero e a sostenere i redditi più bassi, mentre un salario massimo di 40 euro l’ora limiterebbe le retribuzioni eccessive al vertice e aiuterebbe a ridurre il divario retributivo di genere.

La ricerca mostra che queste due misure possono funzionare insieme in modo equilibrato: una tutela i lavoratori con salari più bassi, l’altra limita la concentrazione dei salari, senza produrre effetti negativi rilevanti sull’economia.

Lo studio è stato realizzato da ricercatori dell’Ecohesion Collective dell’Università di Pisa e della Scuola Normale Superiore. In un Paese in cui i salari reali sono diminuiti negli ultimi trent’anni, questa ricerca offre un contributo importante al dibattito su disuguaglianza, coesione sociale e stabilità economica.

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